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La storia di Daniele

Ho accettato con piacere di raccontare come ho conosciuto il dottor Fabrizio Duranti e di descrivere il mio rapporto con lui. Sono un istruttore di spinning, e nel giugno del 2004 partecipai, come ogni anno, al salone del fitness di Rimini per i consueti aggiornamenti. Siccome mi avevano incuriosito alcuni interventi che Fabrizio aveva fatto alla radio, andai allo stand dove lui teneva diversi seminari sul tema dell’alimentazione. Non riuscii a incontrarlo, in quel frangente, così mi feci dare il numero di telefono e lo contattai qualche giorno dopo.

Mi diede un appuntamento e mi prescrisse tutta una serie di esami clinici. Quando arrivai nel suo studio, mi mise subito a mio agio e mi chiese che cosa mi avesse spinto a rivolgermi a lui. Io risposi che ero alla ricerca del benessere psicofisico, e soprattutto mi interessava sapere qualcosa di più sull’alimentazione.

Nei giorni immediatamente successivi alla visita iniziai a seguire il programma di detossificazione di due settimane; bevevo due litri d’acqua al giorno e mangiavo in prevalenza frutta e verdura fino a escludere tutto il resto. Poi cominciai ad alimentarmi in Zona. Ancora oggi un paio di volte al mese per due giorni vivo di sola frutta.

All’inizio feci un po’ fatica a seguire la nuova dieta, anche perché, essendo molto impegnato con il lavoro, non avevo tempo di andare alla ricerca di alimenti particolari, ma un po’ per volta ho preso la mano e adesso mi nutro secondo il metodo Duranti senza fatica. Può capitare che sgarri durante i pranzi di lavoro, ma poi sto un giorno a sola frutta e riequilibro l’organismo. Ogni tanto, se l’unica alternativa è mangiare in trattorie con il menù fisso, mi porto il pranzo da casa.

Oltre a essere istruttore di spinning, pratico anche ciclismo, corro in MTB e partecipo a Gran Raid e Marathon. La nuova dieta mi ha aiutato moltissimo sul piano della resistenza e del rendimento. Oltre all’alimentazione in Zona Fabrizio mi aveva raccomandato di assumere alla sera e alla mattina degli integratori; era divertente vedere la faccia del farmacista del paesino in cui vivo quando glieli ordinavo. Con il miglioramento delle mie prestazioni il preparatore del Marathon center mi fece intensificare gli allenamenti, che divennero cinque alla settimana, per poter partecipare alle gare della prossima stagione. Fabrizio decise di aumentare di pari passo, in conformità ai test e alle tabelle di marcia che avevano elaborato al Marathon center, la quantità di carboidrati, proteine, sali minerali e integratori.

Nel luglio del 2005 ebbi un serio incidente in moto: femore e caviglia fratturati. Era il giorno prima dell’Ironbike, la gara più importante della stagione. Inutile dire com’ero arrabbiato. Mi sentivo distrutto. Tanta fatica, tanti sacrifici... per niente!

Rimasi in ospedale quindici giorni. Gli ortopedici mi dissero che probabilmente mi sarebbe rimasta una lieve zoppia. Purtroppo fu così. Iniziai un percorso di riabilitazione, che comprendeva persino esercizi in acqua, e a febbraio presi le prime lezioni di nuoto. A trent’anni non è facile stabilire un rapporto con l’acqua come quando si è più giovani, ma stando il più possibile in piscina a poco a poco acquistai confidenza. Nel frattempo erano emersi problemi emotivi: avevo spesso flashback dell’incidente, e allora cominciavo a tremare e a sudare freddo; arrivavo persino a piangere.

Ma a un certo punto mi dissi che non potevo lasciarmi andare così, e quasi per sfida cominciai a correre tutti i giorni in compagnia del mio cane Bebo, all’inizio per pochi minuti, aumentando poi man mano il tempo. Durante la corsa lavorano parecchi muscoli, e così in breve riacquistai fiducia sulle mie capacità di recupero.

I miglioramenti mi resero euforico. Mi allenavo secondo una precisa tabella di marcia: al mattino un’ora di piscina, pranzo, un’ora di pedalata, e corsa serale di trenta, quaranta minuti. E così il primo aprile del 2006, a soli dieci mesi dall’incidente, ancora con i ferri nella gamba e con appena un paio di mesi di nuoto alle spalle, partecipai a una gara di nuoto ad Andora. E non arrivai nemmeno ultimo! Il mese dopo subii un’altra operazione per rimuovere il ferro, e ricominciai tutto da capo, spronato dai miei cari e da Fabrizio.

Intanto le mie ansie erano ritornare a galla. Fabrizio mi consigliò di provare con l’EMDR, così mi rivolsi a Marina, una psicoterapeuta molto preparata. All’inizio non riuscivo ad aprirmi, a tirare fuori il dolore che avevo dentro. Come potevo rivelare tutto me stesso a una persona che in fondo non conoscevo? Fabrizio mi incoraggiò ad avere fiducia nella dottoressa, a lasciarmi andare… E così nel gennaio del 2007 decisi che era ora di farla finita con le mie angosce. Non fu facile, scoppiai in lacrime più volte, ma lei mi incoraggiò e mi fece i complimenti perché in una sola seduta ero riuscito a liberarmi del peso che avevo nel cuore.

Ritornai da lei ancora due volte, poi non fu più necessario perché i fantasmi che mi tormentavano erano spariti. Credo che senza la tecnica del dottor Duranti non sarei riuscito nelle mie imprese sportive, ma soprattutto non avrei potuto superare quel brutto trauma. Oggi pratico con successo il triathlon. Mi alimento secondo la dieta macrobiotica studiata da Fabrizio, che prevede grande abbondanza di frutta, pane fatto in casa, cereali integrali, tè verde, verdura di stagione, con il giusto apporto di integratori; inoltre, bevo molta acqua. Vivo in campagna, in mezzo ai vigneti, con i miei tre labrador (molto più sensibili di certe tipe!), e il mio rendimento atletico è elevato. Ho vinto il campionato europeo di Xterra (triathlon off road), in Svizzera. Si tratta di una gara molto impegnativa, che prevede 1500 metri di nuoto in acque libere (se la temperatura è inferiore ai diciannove gradi è obbligatorio indossare la muta), MTB di 35 chilometri su sabbia, roccia, ghiaia, boschi con guadi, e corsa di 10 chilometri come quelli della MTB.

Devo dire grazie di cuore al dottor Duranti, perché non mi ha aiutato solo come medico e ricercatore, ma mi è stato vicino con grande umanità e mi ha incoraggiato a superare momenti difficili.

(Da “Per sempre giovani” ed. Sperling & Kupfer)



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